Geografie.it ...perché?

Geografia. L'etimologia della parola è semplice: gea + grafein = terra + scrivere = scrivere la terra.
Più difficile, invece, spiegarne il significato.

Geografia è, per me, un esercizio quotidiano di curiosità verso il mondo che ci circonda, uno sforzo di conoscenza, una volontà di immaginazione.

La geografia è la lente d'ingrandimento necessaria a guardare con le giuste dimensioni questo mondo che abitiamo e che i più cercano di minimizzare, omologare, generalizzare.

Se fosse questa la sua vera essenza, forse la geografia potrebbe essere considerata come l'unica scienza veramente indispensabile alla sopravvivenza dell'uomo su questo pianeta.

Le altre scienze, pur nobilissime, sembrano a ben guardare solo accessorie, secondarie.

A che servono difatti i più avanzati progressi della medicina, dell'informatica, della genetica quando l'ignoranza, ovvero la non conoscenza, continua ad alimentare stragi, terrorismo, guerre silenziose, capaci di annientare ogni civiltà e ogni dignità umana?

La geografia è invece conoscenza, quella vera, dei popoli con i popoli, della gente con la gente. E' la scoperta della diversità degli uomini ma ancor più della riscoperta dell'unicità dell'essere umano. E' la scienza che avvicina, che aiuta la comprensione reciproca, la base della convivenza pacifica.

E se questa definizione di "unica scienza necessaria" può apparire troppo ambiziosa in questi tempi di nuovo illuminismo, potremmo definire la geografia semplicemente come una metodologia di indagine da sovrapporre alle rigide strutture imposte dalle altre scienze.

La geografia, in pratica, ci dice che se un uomo mangia due polli e un uomo nessuno, non è vero che ne mangiano in media uno ciascuno, come vorrebbero le statistiche economiche. Al contrario, uno probabilmente morirà di una malattia legata all'obesità e uno certamente morirà di fame.

Geografia o geografie? La geo-grafia, lo scrivere la Terra, non può essere una scienza/metodologia univoca. La Terra può essere infatti scritta, disegnata, interpretata in mille maniere. La Terra va sentita. E i modi di sentire della gente sono diversi, infiniti. Ed è certo che tra tanti modi di sentire uno è irrinunciabile: quello degli avi che hanno reso fertili deserti di pietra, dei figli che continuano a irrigarlo con sudore e sangue, dei nipoti che vorranno continuare a farlo.

Ecco perché preferisco parlare di geografie, al plurale. Il singolare suona monocorde, riduttivo, scolastico. Sembra non voler lasciare spazio a questi altri modi di sentire, ma invece fare solo opera di sterile autoreferenzialità, come i planisferi di Mercatore, fragili baluardi eurocentrici di un mondo settario che si ostina a esistere nonostante i Nelson Mandela di ogni continente.

Noi, invece, abbiamo bisogno di plurali. We are one, but we are not the same (U2, One).

Il .it vuole essere un omaggio, in vero piccolo, alla mia terra natale, al dolce Mediterraneo che la culla, alle fiere montagne che la proteggono, ai solitari campanili che la festeggiano.

E, allo, stesso tempo rappresenta un abbraccio simbolico a quello straordinario mondo parallelo che è la rete; uno strumento, paradossalmente, di grande utilità per la rinascita della dimensione locale del vivere.

 

Alberto Corbino

30 ottobre 2002